Digressione

Siamo pervasi di parole inutili, di una quantità folle di parole e di immagini. La stupidità non è mai muta né cieca. Il problema non è più quello di fare in modo che la gente si esprima, ma di procurare loro degli interstizi di solitudine e di silenzio a partire dai quali avranno finalmente qualcosa da dire. Le forze della repressione non impediscono alla gente di esprimersi, al contrario la costringono ad esprimersi. Dolcezza di non aver nulla da dire, diritto di non aver nulla da dire: è questa la condizione perché si formi qualcosa di raro o di rarefatto che meriti, per poco che sia, d’esser detto.

Gilles Deleuze, Pourparler

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Pere Ubu, 30 Seconds Over Tokyo

Uno dei singoli più programmatici di tutti i tempi e archetipo sonoro per tante destrutturazioni musicali a venire, il viaggio su Tokio è un monumento alla devoluzione totale, al massacro dell’uomo nell’era contemporanea. Sotto un clima da esaurimento nervoso, da anemia psicotica, volteggiano squarci cinematografici di rara bellezza: partendo dalle lancinanti abluzioni psicologiche dell’individuo i Pere Ubu affrescano il lento disfacimento delle anime, il tramonto della civiltà. Nessun altro gruppo è mai andato così vicino alla concretezza apocalittica della fine, ben al di là dello stereotipo dell’alienazione o della frustrazione, per toccare la catastrofe individuale e collettiva. Al limite estremo della nientificazione del reale.

  • “Pere Ubu”, di Piero Scaruffi
  • “Pere Ubu: La danza moderna”, di Francesco Nunziata

Digressione

In the buginning was the woid

James Joyce, Finnegans Wake

  • nella storia della lingua inglese bug è una variante di bugbear («spauracchio») o di bogy/bogey («fantasma, spirito maligno»), mentre più di recente indica variamente insetti, larve, o anche i virus
  • woid (variante scomparsa di void) è il vuoto
  • parafrasando Giovanni 1,1 («In the beginning was the Word» > «In principio era il Verbo»), il versetto viene riscritto lanciando un monito perturbante: «In the buginning was the woid…»

Digressione

David Lynch, Twin Peaks: The Return

Ho la sensazione che là fuori possa esister qualcosa di simile a delle particelle subatomiche invisibili, dei raggi X e forse qualcos’altro ancora, e che forse ci sia una piccola apertura dalla quale arrivare a un luogo sconosciuto.

David Lynch, Perdersi è meraviglioso

Digressione

Se la trasparenza dell’intelligibilità fosse assicurata, distruggerebbe il testo, mostrerebbe che non ha avvenire, che non deborda il presente, che si consuma immediatamente; dunque una certa zona di misconoscimento e di incomprensione è anche una riserva e una possibilità eccessiva – una possibilità per l’eccesso di avere un avvenire, e di conseguenza di generare nuovi contesti. Se tutti possono capire subito quello che voglio dire, non ho creato alcun contesto, ho meccanicamente risposto all’attesa, ed è tutto lì, anche se la gente applaude, e magari legge con piacere; poi, chiude il libro, ed è finita.

Jacques Derrida, Il gusto del segreto

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David Lynch Remix, Twin Peaks Limited Event Series Original Soundtrack. ………………………….(Muddy Magnolias, American Woman)

Sound is almost like a drug. It’s so pure that when it goes in your ears, it instantly does something to you.

David Lynch

Angelo Badalamenti, The Fireman

Digressione

C’è stata dall’inizio del XIX secolo una serie di istituzioni […] in cui gli individui erano fissati tanto a un apparato di produzione, a una macchina, a un mestiere, a un laboratorio, a un’officina, quanto a un apparato scolastico, a un apparato punitivo, correttivo o sanitario. Erano legati a quest’apparato, costretti a obbedire a un certo numero di regole di vita, che inquadravano tutta la loro esistenza […]. Ospedali, asili, orfanotrofi, collegi, riformatori, officine, laboratori con la loro disciplina, e infine prigioni, tutto questo fa parte di una specie di grande forma sociale di potere che è stata strutturata all’inizio del XIX secolo e che senza dubbio è stata una delle condizioni di funzionamento della società industriale, o, se vuole, capitalistica. Perché l’uomo trasformi il suo corpo, la sua esistenza e il suo tempo in forza lavoro e la metta a disposizione dell’apparato di produzione che il capitalismo cercava di far funzionare, è stato necessario tutto un apparato di costrizioni; e mi sembra che queste costrizioni, che s’impadroniscono dell’uomo sin dall’asilo d’infanzia e della scuola, e lo conducono fino all’ospizio dei vecchi, […] derivino da una stesso sistema di potere. [Ora] nella maggior parte degli altri campi queste istituzioni si sono addolcite, ma la loro funzione è rimasta la stessa. La gente oggi non è più inquadrata dalla miseria, ma dal consumo. Come nel XIX secolo, ma in altro modo, è sempre presa in un sistema di credito che la obbliga (se ci si è comprata una cosa, dei mobili…) a lavorare per tutta la giornata, a fare delle ore supplementari, a rimanere sotto pressione. […] La gente oggi non è più inquadrata dalla miseria, ma dal consumo.

Michel Foucault, Archivio Foucault 1971-1977

Digressione

Ovunque andassi vedevo che l’ombra pervasiva, l’oscurità che tutto muove si serve del nostro mondo. Perché quest’ombra, questa oscurità non possiede nulla, non esiste in alcun modo se non come forza o energia attivatrice, al contrario di noi che abbiamo il nostro corpo, che siamo soltanto il nostro corpo, organico o inorganico, umano o non umano, non fa differenza: è semplicemente un corpo e nient’altro che un corpo, senza alcuna traccia di mente o anima tra le sue componenti. Pertanto l’ombra, l’oscurità si serve del nostro mondo per prosperare. Non possiede altro che la propria energia attivatrice, mentre noi non siamo nient’altro che corpo. […] Questo è esattamente ciò che ho sperimentato in ospedale rendendomi conto, grazie alla sofferenza gastrointestinale, che non possedevo mente o immaginazione, anima o io: che essi erano intermediari insensati ed effimeri inventati per proteggere noi esseri umani dalla consapevolezza di ciò che siamo davvero: nient’altro che un assortimento di corpi attivati dall’ombra, dall’oscurità.

Thomas Ligotti, Teatro grottesco