Perché rinfacci agli altri di essere taciturni e tu stesso taci? Facile rispondere: perché sono un cane. Essenzialmente chiuso e taciturno, proprio come gli altri, renitente alle mie domande, ostinato per paura. A rigore interrogo forse, almeno da quando sono adulto, i cani affinché rispondano? Nutro forse speranze così stolte? Vedo forse le basi della nostra vita, ne intuisco le profondità, contemplo i lavoratori intenti a costruire, a compiere la loro opera tenebrosa, e aspetto ancora che in seguito alle mie domande tutto ciò sia portato a termine, distrutto, abbandonato? No, non lo aspetto più davvero. Li capisco, io sono sangue del loro sangue, del loro povero sangue sempre rinnovellato, sempre bramoso. Ma non abbiamo in comune soltanto il sangue, bensì anche il sapere e non solo il sapere, ma anche le chiavi di esso. Io non lo possiedo senza gli altri, non posso averlo senza il loro aiuto. Ossi di ferro contenenti il più nobile midollo si possono stritolare soltanto col morso comune di tutti i denti di tutti i cani. Questa, naturalmente, è una metafora, un’esagerazione; se tutti i denti fossero pronti, non dovrebbero più mordere, l’osso si aprirebbe da sé e il midollo sarebbe alla portata del più debole cagnolino. Rimanendo nella metafora, le mie intenzioni, i miei quesiti, le mie indagini mirano, devo dire, a qualcosa di mostruoso. Voglio adunare per forza questa assemblea di tutti i cani, voglio che l’osso si apra sotto la pressione della loro volontà, voglio poi rimandarli alla vita che hanno cara, e poi solo, assolutamente solo, succhiare il midollo. Sembra enorme, sembra quasi che non mi voglia nutrire soltanto del midollo d’un osso, ma di quello di tutta la caninità. Eppure è soltanto una metafora. Il midollo del quale sto parlando non è un cibo, è il contrario, è veleno.

Franz Kafka, Indagini di un cane

Annunci