David Cronenberg, Videodrome

Videodrome. La trasmutazione è innescata, tra corpo e video. I trucchi sono semplici e poveri, quasi concettuali: le viscere di un corpo si aprono e ne esce una pistola, una pistola esce da un teleschermo gonfiandone la superficie. Il cervello viene collegato direttamente al network, non controlla più le differenze tra sonno, veglia, programma, emissione, tv. Il film dichiara di patire, da quel ventre aprentesi in poi, le stesse incertezze. Assuefatto alla crudeltà del video, subisce in se stesso il processo di intensificazione incontrollata della mutazione tipico di tutte le storie “Jekyll/Hyde”. Ben oltre la tranquillità disturbante della “zona morta”, Cronenberg riattiva la paura di fondo, il dubbio che ogni testa possa di colpo esplodere (Scanners), che la nostra visione non sia nostra o non sia visione.

Enrico Ghezzi, Videodrome/Fuoriorario