Cos’è l’identità dell’io? Essa sembra rivendicata dalla storia irreversibile del corpo: un concatenarsi di cause e di effetti. Ma ciò è pura apparenza: il corpo si modifica nel formare una sola e medesima fisionomia, e solo quando le risorse di rinnovamento del corpo si impoveriscono la persona si fissa, il «carattere» si rafforza. Le varie età del corpo sono tanti stati diversi che nascono l’uno dall’altro; e il corpo è lo stesso corpo solo nella misura in cui uno stesso io può e vuole confondersi con lui, con le sue vicissitudini: la coesione del corpo è quella dell’io; esso produce l’io e così pure la propria coesione. Ma il corpo muore e rinasce più volte, a seconda delle morti e delle rinascite alle quali l’io pretende di sopravvivere nella sua illusoria coesione. In realtà, le età del corpo sono soltanto i moti degli impulsi che lo formano e lo deformano e tendono poi ad abbandonarlo. […] [Così] il corpo non [va] più considerato proprietà dell’io, bensì luogo degli impulsi e del loro incontro; prodotto degli impulsi, il corpo diventa fortuito, tanto reversibile quanto irreversibile perché la sua storia si identifica con quella degli impulsi.

Pierre Klossowski, “Gli stati valetudinari…”, Nietzsche e il circolo vizioso

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