N008Alberto Burri, Grande Cretto Nero, 1977

Nostra dimessa cosmogonia, elegiaca esterrefatta composita, epos per istantanee, tragedie quotidiane, miniatura rapsodica delle grandi formazioni del tempo, avvenute senza traccia o eventuali, il grande sangue, i tracciati del mondo senza requie, la legge che detta lo scrimolo ai frantumi di una visione da mettere su, insieme come materia e come sorpresa, la divagazione profetica delle righe che han modellato le forme degli arcipelaghi e il congegno delle penisole, lo scheletro delle trote nelle acque dell’Adda. Nella memoria delle palafitte c’è molto che può diventare materia di una breve e costernata superficie di pittura, ma pittura per modo di dire; e, invece, di quella qualunque altra azione compiuta per rivelare sensi specifici e non confutabili.

Emilio Villa, Pittura dell’ultimo giorno – Scritti per Alberto Burri

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