-“Quando guardo un bambino: quanto sia
di vergogna e rovina il suo giogo avvenire,
quella sua sofferenza in cerca d’uomini,
– come noi li cerchiamo – il suo aspirare
– come noi – al bello al vero;
se rifletto il suo stento fiorire,
ché sarà solo come noi siamo…!
Strappate i vostri figli dalle culle
E gettateli in mare. Scampateli
Al disonore vostro!…”-
[ns. versione da Hölderlin]

Orrifica è l’umana
scriventesi la specie
Ché il formicaio famulo di storia
crede i fantasmi questi del terrigno
pianeta infinitesimo
soli viventi
dentro del cavo interminato immenso
luminescente polverio dei fuochi
Crede nel bruttobello della fregola
dissennata umanoide ‘n suo il travaglio
multiplo singolare marcescente
salubre indenne pur se affaticato […]

Oh se universo il mondo de’ dannati
si cangiasse in paresi inconsolata
se il tutto umano in carta da parati
raffigurato fosse a la visione
inaudita impensata delle cose
che non sono siccome noi non siamo
Se l’amor ch’è sospetto fosse morto
ne lo starsi sonnambulo che va
come non sia Vanito come muta
sola lettera “V” ch’è nella vita

Carmelo Bene, ‘l mal de’ fiori

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