Immagine

Franz Kafka in strada di fronte a casa Oppelt, dove risiedeva la famiglia, Praga, 1922

Mentre questa notte nell’insonnia continuavo ad agitare tutto ciò tra le tempie doloranti, mi resi conto su quale terreno labile o addirittura non esistente io viva, sopra una tenebra dalla quale l’oscura potenza sbuca a volontà e senza badare al mio balbettamento distrugge la mia vita. Lo scrivere mi sostiene, ma non sarebbe più esatto dire che sostiene questa specie di vita? Naturalmente con ciò non voglio dire che la mia vita sia migliore se non scrivo. Anzi in tal caso è molto peggiore e del tutto insopportabile e deve sfociare nella pazzia. Certo però soltanto a condizione che io, come è di fatto, anche quando non scrivo sia scrittore, ma uno scrittore che non scrive è un mostro che provoca la pazzia. Che dire dello scrivere stesso? Lo scrivere è una dolce meravigliosa ricompensa, ma di che cosa? Durante la notte con l’evidenza dell’insegnamento dimostrativo ai bambini mi apparve chiaro che è la ricompensa per un servizio del diavolo. Questa discesa alle potenze della tenebra, questo scatenamento di spiriti legati per natura, i problematici amplessi e tutto quanto può avvenire laggiù, di cui qua sopra non si sa nulla quando si scrivono racconti alla luce del sole. Forse esiste anche qualche altro modo di scrivere, ma io conosco soltanto questo; di notte quando la paura non mi lascia dormire conosco soltanto questo.

Franz Kafka, “Lettera a Max Brod”, 5 luglio 1922

Annunci