Jorge Luis Borges, Palermo, 1984

Dal giardino l’ho scoperto seduto dietro la vetrata, immerso in se stesso e lui stesso immerso dentro le immagini riflesse, il volto levato verso il calore del sole e la sua luce. La giornata è radiosa. Lui sembrava bere quella particolare fragranza dell’aria, diceva di sentire che il cielo doveva essere azzurrissimo. Si volse verso il sole, la cui luce ignorava, ma di cui sentiva il calore, e cominciò a declamare: «Dolce color d’oriental zaffiro… Dante, Purgatorio, canto primo», precisò con un sorriso timido. Il suo amato Dante. La Commedia, che in gran parte conosceva a memoria. Quel verso lo ripeté più volte, assaporandolo. Poi ne citò altri, di D’Annunzio, di Marino, sempre sul colore del cielo. Era la sua maniera di fare omaggio al paese che lo ospitava: recitare i versi dei suoi poeti.

Ferdinando Scianna, Visti e scritti