Alice Boughton - Henry James (april 1916)Henry James, di Alice Boughton, aprile 1916

Henry James fu un insuperato maestro dell’ambiguità e dell’indecisione. Prima di James, il romanziere era un essere onnisciente, che penetrava fin nei sogni dell’alba, quelli che l’uomo dimentica al risveglio. Partendo, forse senza saperlo, dal romanzo epistolare del XVIII secolo, James scopre il punto di vista, il fatto che la favola viene narrata attraverso un osservatore, che può e suole essere fallibile. […] I lettori di James si vedono costretti a una continua e lucida diffidenza, che a volte costituisce il loro diletto e altre la loro disperazione. […] Come Marcel Proust, tanto simile a lui e nel contempo tanto diverso, pensò che l’osservazione del genere umano può non escludere le classi superiori, forse non meno reali della promiscuità del tugurio. L’ambiente mondano è tipico di tutta la sua opera, ma l’ultima parte include il soprannaturale, la fatalità e l’inferno. Il suo argomento preferito fu l’americano che si sente straniero nella complessità dell’Europa; concluse infine con quello dell’uomo che è uno straniero nel mondo, forse perché anche lui era uno straniero fra tutti gli uomini. […] Aveva l’ossessione della parola giusta; in punto di morte, lusingò il mistero annunciando: “e ora questa cosa diversa, la morte”.

Henry James, circa 1906, the year he completed his revised version of The Portrait of a Lady

Henry James, di Alice Boughton, 1906

Ci rimangono due indimenticabili fotografie di Henry James, eseguite nel 1906 da Alice Boughton. La prima conserva per sempre l’immagine di un disdegnoso gentiluomo dolente, che tenta invano di nascondere sotto eleganti attributi convenzionali ciò che denuncia il suo sguardo tristissimo: che è il più sventurato degli uomini. La seconda ci mostra Henry James nello stesso abbigliamento, che guarda, non senza sgomenta incredulità, il primo ritratto. Questo gioco, dell’uomo visto dagli altri, dell’uomo visto da se stesso, fu senza dubbio suggerito da James. Il viso, che ciascuna fotografia recupera, corrisponde, stoico e assente, all’inesorabile immagine che l’opera lascia trapelare.

Jorge Luis Borges, Introduzione a “Gli amici degli amici” di Henry James