La conoscenza non è mai sovrana: per essere sovrana dovrebbe prodursi nell’istante. Ma l’istante resta al di fuori, al di qua o al di là di ogni sapere. […] Tuttavia noi abbiamo anche coscienza dell’istante. Ma la coscienza è nello stesso tempo fuga dall’istante, nella misura in cui si vuole chiara e distinta, non vaga conoscenza di sé ma sapere di un oggetto: infatti il sapere di un oggetto vuole afferrare questo oggetto incatenato nella durata, al di là dell’attimo presente. La coscienza dell’istante non è veramente tale, non è sovrana se non nel non-sapere. Solo annullando, o per lo meno neutralizzando, in noi stessi ogni operazione di conoscenza ci situiamo nell’istante, senza fuggirlo. Ciò è possibile sotto lo choc di emozioni forti che spezzano, interrompono o respingono sullo sfondo lo svolgimento continuo del pensiero. […] Questi moti, come i moti profondamente ritmati della poesia, della musica, dell’amore, della danza, hanno il potere di […] prendere e riprendere l’istante che conta, l’istante della rottura, dell’incrinatura. […] L’istante miracoloso in cui l’attesa si risolve in NIENTE, distaccandoci dal suolo su cui strisciavamo, incatenati all’attività utile.

Georges Bataille, La sovranità

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