C’è stata dall’inizio del XIX secolo una serie di istituzioni […] in cui gli individui erano fissati tanto a un apparato di produzione, a una macchina, a un mestiere, a un laboratorio, a un’officina, quanto a un apparato scolastico, a un apparato punitivo, correttivo o sanitario. Erano legati a quest’apparato, costretti a obbedire a un certo numero di regole di vita, che inquadravano tutta la loro esistenza […]. Ospedali, asili, orfanotrofi, collegi, riformatori, officine, laboratori con la loro disciplina, e infine prigioni, tutto questo fa parte di una specie di grande forma sociale di potere che è stata strutturata all’inizio del XIX secolo e che senza dubbio è stata una delle condizioni di funzionamento della società industriale, o, se vuole, capitalistica. Perché l’uomo trasformi il suo corpo, la sua esistenza e il suo tempo in forza lavoro e la metta a disposizione dell’apparato di produzione che il capitalismo cercava di far funzionare, è stato necessario tutto un apparato di costrizioni; e mi sembra che queste costrizioni, che s’impadroniscono dell’uomo sin dall’asilo d’infanzia e della scuola, e lo conducono fino all’ospizio dei vecchi, […] derivino da una stesso sistema di potere. [Ora] nella maggior parte degli altri campi queste istituzioni si sono addolcite, ma la loro funzione è rimasta la stessa. La gente oggi non è più inquadrata dalla miseria, ma dal consumo. Come nel XIX secolo, ma in altro modo, è sempre presa in un sistema di credito che la obbliga (se ci si è comprata una cosa, dei mobili…) a lavorare per tutta la giornata, a fare delle ore supplementari, a rimanere sotto pressione. […] La gente oggi non è più inquadrata dalla miseria, ma dal consumo.

Michel Foucault, Archivio Foucault 1971-1977

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