Digressione

La conoscenza non è mai sovrana: per essere sovrana dovrebbe prodursi nell’istante. Ma l’istante resta al di fuori, al di qua o al di là di ogni sapere. […] Tuttavia noi abbiamo anche coscienza dell’istante. Ma la coscienza è nello stesso tempo fuga dall’istante, nella misura in cui si vuole chiara e distinta, non vaga conoscenza di sé ma sapere di un oggetto: infatti il sapere di un oggetto vuole afferrare questo oggetto incatenato nella durata, al di là dell’attimo presente. La coscienza dell’istante non è veramente tale, non è sovrana se non nel non-sapere. Solo annullando, o per lo meno neutralizzando, in noi stessi ogni operazione di conoscenza ci situiamo nell’istante, senza fuggirlo. Ciò è possibile sotto lo choc di emozioni forti che spezzano, interrompono o respingono sullo sfondo lo svolgimento continuo del pensiero. […] Questi moti, come i moti profondamente ritmati della poesia, della musica, dell’amore, della danza, hanno il potere di […] prendere e riprendere l’istante che conta, l’istante della rottura, dell’incrinatura. […] L’istante miracoloso in cui l’attesa si risolve in NIENTE, distaccandoci dal suolo su cui strisciavamo, incatenati all’attività utile.

Georges Bataille, La sovranità

Video

George Sluizer, Spoorloos, 1988

The Dutch director George Sluizer made only one perfect work: The Vanishing. There are surprisingly few filmmakers who can even match that tally. This 1988 picture follows its own remorseless logic to the natural conclusion, and makes no compromises or concessions along the way. It is so unsettling and strange that to put it in the Thriller or Horror section, or to call it Psychological Drama, would be to diminish it, and give only the feeblest impression of its powers.

Kubrick watched it three times and told Sluizer that it was “the most horrifying film I’ve ever seen”
Sluizer asked: “even moreso than The Shining?”
Kubrick replied that he thought it was.

  • “George Sluizer (1932-2014): The obsessive director..”, Ryan Gilbey

Digressione

La coscienza [è] andata troppo oltre per essere un attributo tollerabile dalla nostra specie, e minimizzando questo problema siamo costretti a minimizzare la nostra stessa coscienza. Tra i tanti e vari modi in cui questo può esser fatto, […] quattro principali strategie:

1. Isolamento. Per non vivere precipitando nella trepidazione, isoliamo i fatti terribili dell’essere vivi, relegandoli in un remoto comparto della nostra mente. Sono i nostri lunatici coinquilini che vivono nell’attico e la cui esistenza neghiamo in una cospirazione silenziosa.

2. Ancoraggio. Per stabilizzare le nostre vite nelle acque tempestose del caos, cospiriamo per ancorarle in verità metafisiche e istituzionalizzate – Dio, Moralità, Legge naturale, Patria, Famiglia – che ci inebriano facendoci sentire solenni, autentici e al sicuro.

3. Distrazione. Per evitare che le nostre menti riflettano sugli orrori del mondo, le distraiamo con un mondo di frivolezze […]: televisori, politica estera, progetti scientifici, carriere, il posto in società o nell’universo, ecc…

4. Sublimazione. […] Mettere in scena sia le devianze sia le abilità è ciò che i pensatori e gli artisti fanno quando riciclano gli aspetti della vita più penosi e snervanti in opere dove i peggiori destini dell’umanità vengono presentati sotto forma di intrattenimento estraneo e stilizzato. […] Questi artisti e pensatori confezionano prodotti che offrono una fuga dalla nostra sofferenza, attraverso una sua simulazione artefatta. […] Un’opera filosofico-letteraria non [potrà] turbare il suo creatore né nessun altro con la stessa durezza degli orrori della vera vita, ma restituire soltanto una loro pallida rappresentazione.

Queste pratiche ci rendono un organismo con un intelletto agile, capace di autoingannarsi «per il proprio bene». Isolamento, ancoraggio, distrazione e sublimazione sono tra i sotterfugi che usiamo per impedirci di lasciar dissolvere tutte le illusioni che ci tengono in piedi e in funzione. Senza questo imbroglio cognitivo saremmo messi a nudo per quello che siamo. Sarebbe come guardare in uno specchio e, per un istante, scorgere sotto la pelle il teschio che ci guarda di rimando con un sorriso sardonico. E sotto il teschio… solo le tenebre, il nulla. Qui c’è qualcuno, così ci sembra, eppure nessuno è qui: il perturbante paradosso, l’orrore visto di sfuggita. Un piccolo pezzo del nostro mondo è stato scorticato via e sotto c’è una desolazione cigolante, un luna park dove tutte le giostre sono in movimento ma nessun visitatore occupa i loro sedili. Non siamo presenti nel mondo che abbiamo creato per noi stessi. Forse se potessimo osservare risoluti e con gli occhi ben aperti le nostre vite, comprenderemmo che cosa siamo realmente. Ma questo fermerebbe la giostra e noi preferiamo pensare che girerà per sempre.

Thomas Ligotti, La cospirazione contro la razza umana

Digressione

Un’attenuante per il diavolo: bisogna ricordare che abbiamo sentito solo una versione dei fatti. Dio ha scritto tutti i libri.

Samuel Butler, Taccuini

L’intelletto infinito di Dio è l’altro nome del logos come presenza a sé,
da Descartes a Hegel e nonostante tutte le differenze che separano i differenti luoghi e momenti nella struttura di quest’epoca.

Jacques Derrida, Della grammatologia

Digressione

anxiety-1894Edvard Munch, L’ansia, 1894

Camminavo lungo una strada
con due amici.
Il sole tramontava
il cielo si è improvvisamente mutato
in sangue e io ho sentito la natura
lanciare un grido immenso.
Vedo tutti gli esseri umani
al di là delle loro maschere
quelli sorridenti, le facce serene,
cadaveri pallidi, affrettarsi inquieti
lungo il tortuoso sentiero,
che conduce
alla tomba.

Edvard Munch, Frammenti sull’arte