Digressione

Una volta si sapeva (o si sospettava, forse) di avere in sé la morte come il frutto ha il nocciolo.

Rainer M. Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge

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Digressione

Sagome andavano e venivano davanti alle finestre, vestite in tutti i modi. Si stavano accingendo a rientrare in casa per prepararsi all’insignificante monotonia del domani. Uno su centomila avrebbe potuto sottrarsi alla condanna generale; in quanto agli altri, sarebbe stato un atto di misericordia se qualcuno fosse venuto nella notte a tagliar loro la gola mentre dormivano.

Henry Miller, Sexus

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Mattinata splendida, divina, al Luxembourg. Vedevo la gente andare su e giù e mi dicevo che noi viventi (viventi!) siamo qui solo per sfiorare la superficie terrestre per un po’. Invece di guardare la faccia dei passanti, guardavo i loro piedi, e tutti quegli esseri umani per me non erano altro che passi, passi che andavano in tutte le direzioni, danza disordinata sulla quale sarebbe vano soffermarsi…

Emil Cioran, Quaderni 1957-1972

Digressione

L’argomento corrente della tolleranza, per cui tutti gli uomini, tutte le razze sarebbero uguali, è un boomerang, in quanto si presta alla facile confutazione dei sensi; e anche la dimostrazione antropologica più rigorosa che gli ebrei non sono una razza, non cambia nulla al fatto che, nel caso di un pogrom, i totalitari sanno benissimo chi vogliono uccidere e chi no. […] La politica […] non dovrebbe propagare l’astratta eguaglianza degli uomini. Dovrebbe, invece, richiamare l’attenzione sulla cattiva eguaglianza di oggi, […] e concepire uno stato di cose migliore come quello in cui si potrà essere diversi senza paura. Quando si attesta al negro che è perfettamente identico al bianco, mentre di fatto non lo è, gli si fa, in segreto, ancora una volta torto. Lo si umilia amichevolmente confrontandolo a un criterio rispetto al quale, sotto la pressione del sistema, si rivelerà necessariamente inferiore […]. Il melting pot era un’istituzione del capitalismo industriale scatenato. L’idea di finirci dentro evoca il martirio, e non la democrazia.

Theodor W. Adorno, Minima moralia

Digressione

Foetus Interruptus, Thaw, 1988

Le cupe, tragiche, incalzanti “sinfonie” di Thirlwell si situano al confine fra musica rock ed altri generi. La sua opera è pura tensione di suoni: intensità psicotiche, debordanti, allucinate, un’enfasi catastrofica – non eroica, non sublime – infernale. In Thaw alcune delle migliori partiture “concrete” per orchestra ed elettronica, nelle quali continua a maturare l’idea di un pentagramma come accumulo disordinato di eventi sonori estremamente emozionanti, senza alcun bisogno di ouverture, “ponti”, ritornelli, o altro; senza bisogno di “atmosfera”, in quanto il brano è l’atmosfera. L’abilità nell’abusare dei generi trapela dall’hip hop di English Faggot, propulso dalla solita dinamite di rhythm-box, allo swing di Dipsomaniac Kiss, con dissonanze in tutte le parti strumentali, dal raga lisergico di Chingada, scosso da urla omicida e da accordi assordanti di pianoforte, alla lugubre ed epica A Prayer for my Death (ennesimo crescendo traboccante poliritmi e rumori periferici, con un riff metal in evidenza). In questo senso Jim Thirwell è il primo compositore classico dell’era punk.

Digressione

La conoscenza non è mai sovrana: per essere sovrana dovrebbe prodursi nell’istante. Ma l’istante resta al di fuori, al di qua o al di là di ogni sapere. […] Tuttavia noi abbiamo anche coscienza dell’istante. Ma la coscienza è nello stesso tempo fuga dall’istante, nella misura in cui si vuole chiara e distinta, non vaga conoscenza di sé ma sapere di un oggetto: infatti il sapere di un oggetto vuole afferrare questo oggetto incatenato nella durata, al di là dell’attimo presente. La coscienza dell’istante non è veramente tale, non è sovrana se non nel non-sapere. Solo annullando, o per lo meno neutralizzando, in noi stessi ogni operazione di conoscenza ci situiamo nell’istante, senza fuggirlo. Ciò è possibile sotto lo choc di emozioni forti che spezzano, interrompono o respingono sullo sfondo lo svolgimento continuo del pensiero. […] Questi moti, come i moti profondamente ritmati della poesia, della musica, dell’amore, della danza, hanno il potere di […] prendere e riprendere l’istante che conta, l’istante della rottura, dell’incrinatura. […] L’istante miracoloso in cui l’attesa si risolve in NIENTE, distaccandoci dal suolo su cui strisciavamo, incatenati all’attività utile.

Georges Bataille, La sovranità

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George Sluizer, Spoorloos, 1988

The Dutch director George Sluizer made only one perfect work: The Vanishing. There are surprisingly few filmmakers who can even match that tally. This 1988 picture follows its own remorseless logic to the natural conclusion, and makes no compromises or concessions along the way. It is so unsettling and strange that to put it in the Thriller or Horror section, or to call it Psychological Drama, would be to diminish it, and give only the feeblest impression of its powers.

Kubrick watched it three times and told Sluizer that it was “the most horrifying film I’ve ever seen”
Sluizer asked: “even moreso than The Shining?”
Kubrick replied that he thought it was.

  • “George Sluizer (1932-2014): The obsessive director..”, Ryan Gilbey